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ASIS news Anno VI numero 1 - 15 gennaio 2007
Editoriale - Pagina 1
Per un futuro migliore
Mario Calamia
Lasciate, cari amici lettori, che apra questa pagina rivolgendo a tutti voi l’augurio di buon anno. Ce ne siamo scambiati tanti di auguri, vogliamo sperare, anzi siamo certi, che qualcuno otterrà l’effetto desiderato. E’ straordinario che, nonostante tutto, sia ancora viva in noi la speranza di un anno migliore del precedente.
Il bisogno di un nuovo inizio, la voglia di ricominciare, la ricerca di opportunità diverse possono contenere in sé una spinta alla purificazione, il desiderio di superare errori e limiti per fare di più e meglio, in una saldatura tra esperienza - cioè memoria - e possibilità di continuare il cammino sgravati da zavorre, ovvero senza il peso frenante di ciò che è superato, divenuto sterile ed ormai inutile.
Ogni nuovo anno lo apriamo invocando un orizzonte di pace, anche questo dono di Dio, non meno di altri, soprattutto se guardiamo che cosa possano produrre perverse alchimie od interessi sottostanti la “naturale” aggressività dell’uomo.
Il primo di gennaio nel consueto “Messaggio del Papa per la Giornata mondiale della Pace 2007, Benedetto XVI ha parlato del dramma del nostro tempo, prodotto dalle guerre, dalla fame, dall’ingiustizia.
“Minacce alla pace” sono nel mondo di oggi “le situazioni d’ingiustizia e di violenza che continuano a persistere in diverse regioni della terra.
Davanti al permanere di conflitti armati, ed al pericolo di terrorismo che turba la serenità dei popoli, diventa più che mai necessario operare insieme per la pace”.
Il Papa, soffermandosi sui conflitti in Medioriente, ha detto che in Terrasanta un accordo per essere durevole “deve poggiare sul rispetto dei diritti umani” ed ha aggiunto che i diritti, se affidati a “mutevoli opinioni”, finiscono per diventare deboli.
Un discorso apprezzabile che ha avuto ampio consenso anche da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha espresso un chiaro riconoscimento della Chiesa e del ruolo che le radici cristiane hanno in rapporto all’Italia e all’Europa. Piena sintonia di vedute tra Stato e Chiesa: un rapporto che fa sperare bene per il futuro.
Non vi è dubbio che le libertà si possano pienamente esprimere quando venga garantita la più necessaria tra di esse: la possibilità per ogni bambino, per ogni adulto, per ogni anziano di vivere.
Fame, emarginazione, guerre sono in sé, negazione del diritto alla vita.
Pensiamo alle masse migranti, in fuga da conflitti e da una miseria mortale, ma anche migliaia di indigenti nostrani, dimenticati nell’ombra di città, per altri aspetti ricche di luci.
Per molti di loro, la povertà continua ad avere i segni drammatici della miseria, dello sfruttamento, della privazione di ogni dignità e di ogni speranza.
Oggi, forse il velo dell’indifferenza e dell’egoismo mostra per fortuna qualche smagliatura.
La consapevolezza di essere tutti una sola famiglia, dove non è giusto ci sia che s’ingozza e chi muore di fame, si tramuta talvolta in rivoli di solidarietà e di interventi che hanno per protagonista soprattutto la gente semplice.
Un pò assenti i politici, presi dai loro giochi di potere, di prestigio, di supremazia.
Forse la speranza e l’impegno in questo nuovo anno in cui ci affacciamo è che il crollo di tutti i muri sia ideologici, etnici, religiosi ed economici avvengano per sempre: perché sia restituita giustizia e libertà, salvezza e futuro a tutti gli uomini come è stato promesso, per amore e con sacrificio, oltre duemila anni fa.

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