
Largomento non è di quelli che scivolano come lolio. Decidere se e come ospitare la moltitudine di uomini che premono da ogni parte, per avere accesso al nostro continente, è materia che investe la politica, leconomia, la morale.
Già negli anni 70, lo storico francese Brandel scriveva che il destino dellAfrica è dinvadere lEuropa e quella dellEuropa daccoglierla. Si era lontani dalla globalizzazione, il mondo era diviso dalle ideologie, vale a dire dalla spartizione della Terra in due grandi sfere dinfluenza: gli Stati Uniti controllavano leconomia dellOccidente, mentre ad Oriente era guidata dal potere sovietico. Tutto veniva stretto dentro le maglie dei potenti della Terra e senza alcuna possibilità di attraversare una rigida rete dacciaio.
Lemigrazione si apriva qualche varco nelle zone a maglia larga, dove eludeva i controlli di frontiera. Larea del Mediterraneo era il crocevia di unendemica, capillare, ininterrotta penetrazione nel continente europeo. LItalia, il paese più ambito e comunque quello da usare come corsia preferenziale per raggiungere il cuore dEuropa, è stato di manica larga. Del resto, siamo il popolo che ha conosciuto il dramma dellemigrazione, e che ne conosce ogni risvolto.
Leducazione cristiana alla solidarietà unita a questa storia di gravi sofferenze sociali, suscitava uno spontaneo spirito di condivisione. Ecco perché noi viviamo il problema degli immigrati con una sensibilità particolare: perché siamo stati figli della stessa miseria, perché abbiamo affidato ai viaggi per mare le medesime speranze, perché sappiamo che cosa significa trapiantare la vita di intere famiglie, in terre straniere. In questa disposizione ad affrontare il problema cè un lascito storico e culturale che risale ad una gens cresciuta misurando la propria identità con quella dei suoi stessi popoli nati sulla penisola da ceppi diversi destinati a riconoscersi e a fondersi in una patria comune.
E noto a tutti che alla macchina del benessere vengono meno gli addetti di basso livello, un eufemismo per indicare quanti tra i nostri lavoratori, non intendono più dedicarsi alle attività infime, le più faticose e le meno remunerate.
Lordine pubblico è stato messo alla prova dallarrivo indiscriminato di tanta gente venuta da noi anche per istigare, usare e persino schiavizzare la prostituzione, darsi allo spaccio di droghe, alla rapina. Contro questo fenomeno, occorrerà opporre un rigido sistema per verificare lidentità degli immigrati e il loro effettivo assorbimento da parte del mercato del lavoro. Andranno sottoposti ad una selezione ed aiutati a radicarsi nella nostra società.
Tutto il resto è contro lo spirito di fratellanza, la politica della solidarietà civilmente intesa, i nuovi parametri delleconomia, condizionati non solo dalla produttività e dai consumi, ma anche da fattori sociali, psicologici e culturali. Mentre già da tempo percorriamo le autostrade elettroniche, alla ricerca di nuovi orizzonti, è un segno di angustia intellettuale e morale, oltre che mancanza del più pragmatico realismo, attardarsi nei viottoli di un mondo estraneo al suo destino globale, presidiando le sbarre dellegoismo e del pregiudizio.
Siamo nati per essere tanti uomini nelluomo, il solo che sia stato creato dallunico Dio. |