pagina 4 - ASIS news Anno IV numero 20 - 30 novembre 2005

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IL “DIRITTO ALLA SALUTE”

Secondo la prospettiva generalmente riconosciuta della World Health Organization (WHO), "la salute è un stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non meramente l'assenza di infermità".

Un concetto questo che indica la centralità del benessere della persona in quanto persona e non in quanto soggetto malato. La salute della persona è qui un concetto di distintiva rilevanza antropologica, con chiaro riferimento a una salute legata alla qualità della vita, come benessere che non scaturisce dalla semplice assenza di malattia.

Il "diritto alla salute", universalmente sancito nelle carte costituzionali di tutte le nazioni, non è propriamente il diritto a questo tipo di salute. Nessuna organizzazione dello Stato può assicurare una salute di questo genere, anche perché non essendo unicamente legata alla cura delle malattie, è una salute affidata più alla progettualità stessa della persona, alle sue scelte individuali, alla sua capacità di reagire alla sofferenza e alle intemperie della vita.

Il concetto di "diritto alla salute", per quanto scaturisca dalla dignità della persona, è un diritto di natura diversa e più propriamente socio-politico, un diritto della persona a ricevere dalla comunità politica le cure della salute di cui abbisogna e che sono nelle possibilità distributive concrete dello Stato. Il diritto alla salute non è il diritto a un completo benessere fisico, mentale e sociale - per dirla con la definizione della WHO -, ma il diritto del cittadino ad essere sostenuto nella sua malattia e nella custodia della sua salute fisica. La salute come valore totale è un valore affidato al soggetto, alle sue relazioni e alla sua capacità gestionale ed economica, mentre l'amministrazione e la prevenzione delle patologie di interesse collettivo sono di competenza della organizzazione statuale. Lo Stato ha il dovere di proteggere la salute pubblica e personale dei cittadini per ciò che il cittadino è e rappresenta nella società e non per ciò che personalmente vuole o desidera.

Il "diritto alla salute" non può essere dipendente dalle diverse concezioni personali di qualità della vita e di benessere fisico, mentale e sociale. Deve piuttosto scaturire dalla natura della persona umana e dal diritto dei consociati nella comunità politica, un diritto consapevole del bene che rappresenta per la società la salute fisica di un cittadino a prescindere dalla sua individuale percezione della qualità della vita e del benessere. Il diritto alla salute è un "diritto umano" per la cura delle patologie delle persone e non del loro benessere in quanto fonte di realizzazione umana. Il diritto alla salute è il diritto ad essere curato con sollecitudine nella malattia e ad essere tutelato da forme epidemiologiche che possono coinvolgere la società attraverso adeguate misure preventive.

Il diritto alle cure della salute è un diritto "fontale", alla base di altri successivi diritti, perché coincide con il diritto della persona a tutelare e custodire la sua vita. È un diritto "fontale" perché nasce dalla fonte stessa della persona umana, dalla sua dignità, dal valore intangibile della sua vita. Non si tratta di un semplice "concetto", di un'idea che fa riferimento a una dottrina o a un corpus di idee. Il diritto alla salute è un “diritto umano”, perché coincide con la persona in quanto tale e col valore della sua vita. La salute appare come un dono legato alla vita, anzi si manifesta come una proprietà naturale e spontanea della vita. La salute è dunque patrimonio della persona, della sua identità, della sua natura, espressione della peculiarità del suo modo di essere al mondo.

Il "diritto alla salute" ha, pertanto, un nucleo etico fondamentale: è un diritto legato al valore intrinseco della vita umana, valore che contemporaneamente si presenta come dono ricevuto e come compito da realizzare con la nostra progettualità. Indica che la salute è essenzialmente un valore etico e solo successivamente si può considerare anche come stato di benessere fisico, mentale e sociale.

Il diritto alla cura della salute essendo un diritto del soggetto umano, della persona, è un diritto appunto "personale", inderogabile, un diritto su cui nessun altro uomo può pronunciarsi, né il medico, né i genitori di un minore, né la società. È un diritto quindi che si trasforma necessariamente in diritto prioritario, che esige di essere riconosciuto, e che si manifesta nella autonomia e nella autodeterminazione del soggetto umano.

L'uomo in quanto soggetto di questo diritto deve allora considerarsi come "partecipante attivo" del diritto alla salute, per cui ogni intervento terapeutico o di economia sanitaria deve partire da un coinvolgimento protagonista del soggetto umano in ogni processo decisionale.

Ci sembra dunque che una riflessione adeguata sul "diritto alla salute, non deve trascurare questo dato "fondante" in cui inserire il problema della gestione sociale ed economica della salute e della sanità.

Giovanni Russo


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