ASIS news Anno IV numero 20 - 30 novembre 2005 - pagina 3

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IL “FEDERALISMO” CON DUE ESSE:
SOLIDARIETÀ E SUSSIDIARIETÀ

La riforma costituzionale in senso federalista è legge. Per la maggioranza così si “modernizza” l’Italia senza penalizzare il Sud, per l’opposizione si sfasciano le istituzioni e si spacca il Paese.

A questo punto giova chiedersi il significato di federalismo. La parola deriva dal latino “foedus” e significa patto, alleanza. In sede teorica, molto si è discusso sul federalismo, sottolineando varie angolature alla luce di concezioni che privilegiano ora il momento sociale, ora il momento politico, ora quello esclusivamente storico, riferito alla nascita e allo sviluppo degli stati federali. In linea generale, il federalismo è una forma di realtà sociale e politica che intende porre in sintonia una pluralità di parti e di elementi in modo da dare a ciascuno una singolare funzione nell’insieme.

Tutto ciò generando, attraverso un processo di cooperazione e di solidarietà, non individualismi ma reciprocità, non prevaricazione del più forte e subordinazione del più debole ma capacità d’interazione e d’integrazione idonea a promuovere uno sviluppo complessivo. Perciò il federalismo è il contrario di particolarismo e separatismo. Si parla di federalismo riguardo ad un popolo che abbia, per storia, cultura e tradizione, un vincolo di nazionalità. In questo caso si tratta di distribuire il governo della nazione fra un potere centrale e poteri locali in modo armonico e in modo da sviluppare il senso di partecipazione e responsabilità del corpo sociale. Per quanto riguarda il nostro Paese, la bella Italia che va dalla Sicilia alle Alpi, sembra evidente che il concetto di federalismo non possa che essere applicato su quest’ultimo piano, cioè su quello politico pratico, nel senso di consentire una sana distribuzione del governo, evitando un accentramento di poteri nel governo centrale che mortifichi le comunità locali, con la loro pluralità espressiva sul piano civile ed economico.

Il principio federalista comporta da parte del governo il riconoscimento della diversità di gradi e di funzioni, ma nell’unità della nazione e nell’indivisibilità dello Stato. Siamo, perciò, assai lontani da ogni forma di “secessione”, che è l’aspetto contrario del principio federalista. La secessione è da respingere perché non costruisce armonia nell’unità ma divisione nella separazione, inoltre per l’Italia significherebbe uscire dall’Europa e, in ogni caso, contare di meno per la conseguente distinzione della forza politica ed economica di ciascuna parte del paese; in terzo luogo, perché la cultura civile e politica che ha fatto l’Italia (Umanesimo, Rinascimento, Risorgimento, Resistenza) trova causa e vita nelle radici e nell’espressione del popolo italiano.

Il riconoscimento di queste tre ragioni è la fonte di quel principio costituzionale fondamentale - e perciò non suscettibile di modifiche se non attraverso una forma violenta - che sancisce l’unità e l’indivisibilità della repubblica. Nel rispetto di questo principio, è possibile inventare tutto sul piano della pratica politica e della sua attuazione. Fuori da questo principio è l’illegalità costituzionale e, perciò, l’attentato alle istituzioni, perché è lo scardinamento e l’avvilimento delle grandi idealità e virtù civiche, che hanno fatto l’Italia anche con il sangue di cittadini italiani. Sempre nel rispetto del principio di unità ed indivisibilità della repubblica, va data attuazione anche all’istanza delle autonomie locali.

Allora il concetto di federalismo prende corpo: può essere una logica evoluzione - richiesta dai tempi e dal cammino della storia italiana - del principio autonomistico però nel chiaro principio dell’unità. In fondo si tratta di applicare i principi della solidarietà e della sussidiarietà: senza queste luci, il federalismo nasce morto e se nasce, è un mostro sociale e politico.

Mario Calamia


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